Nella Cámara Santa di Oviedo un piccolo telo di lino è venerato come sudario del capo di Cristo. Le sue piegature e le sue macchie consentono una ricostruzione concreta della cura riservata a un defunto. Giulio Ricci, il gruppo spagnolo EDICES e altri ricercatori hanno studiato il tessuto, le tracce di sangue e i legami con la Sindone di Torino. Particolarmente istruttivi sono i confronti in corrispondenza di naso, bocca e parte posteriore del capo, nonché la possibile successione nell’uso dei due teli. La storia conduce dall’Arca Santa e dai pellegrini medievali alle odierne indagini medico-legali e microscopiche.
La tradizione collega il Sudario al capo di Gesù durante la deposizione dalla croce e prima della sepoltura. Le macchie e le piegature studiate costituiscono la base del confronto con la Sindone di Torino.

Il telo e il suo uso secondo la tradizione
Il Sudario è un telo di lino di circa 85 × 53 centimetri. È custodito nella Cámara Santa della cattedrale di Oviedo insieme ai tesori dell’Arca Santa. Sulla sua superficie si riconoscono macchie, pieghe e altre tracce d’uso. A differenza di Torino, qui l’idea del volto emerge dall’esame di queste tracce di contatto; il Sudario non reca un’immagine del corpo o del volto.[10][11]
L’uso tramandato segue una successione comprensibile: un telo fu dapprima avvolto attorno al capo e al volto del defunto per assorbire il liquido che fuoriusciva. Prima della sepoltura vera e propria fu rimosso e il corpo venne poi avvolto in un telo più grande. Giovanni 20,6–7 distingue espressamente i teli di lino e un sudario separato per il capo. In questo contesto biblico i ricercatori di Oviedo esaminano se i due tessuti conservati siano compatibili con azioni successive compiute sul medesimo defunto.[11][7]
L’Arca Santa e la venerazione medievale

La tradizione locale comincia con il salvataggio da Gerusalemme di una cassa di reliquie di fronte all’avanzata dei Persiani. Attraverso tappe nel Mediterraneo conduce in Spagna e infine nel nord asturiano. Un riferimento medievale centrale è la solenne apertura dell’Arca Santa nel 1075 sotto il re Alfonso VI. Il resoconto tramandato di quell’evento menziona tra le reliquie un sudario del Signore. La storia del telo è dunque strettamente legata a un importante santuario della Spagna medievale.[2][10]
Oviedo divenne una meta importante per i pellegrini diretti a Santiago de Compostela. Il Sudario appartiene tuttora alla tradizione viva della cattedrale; il centro spagnolo di sindonologia ne descrive la venerazione e le benedizioni del Venerdì Santo e di settembre. L’ostensione pubblica colloca la reliquia nel contesto della preghiera, della Passione e della Risurrezione.[3]
Ricci, Heras e il gruppo EDICES
Giulio Ricci iniziò negli anni Sessanta a confrontare il Sudario con la Sindone di Torino. Dal 1989 il gruppo EDICES lavorò con il sostegno del capitolo della cattedrale e del Centro Español de Sindonología. Guillermo Heras diresse la collaborazione iniziale; nel 1994 i risultati furono presentati a un congresso internazionale a Oviedo. Nei lavori comparativi spiccano in particolare Heras Moreno, il medico legale José Delfín Villalaín Blanco e Jorge Manuel Rodríguez Almenar. Le loro indagini uniscono fotografia, tessuto, forme delle macchie ed esperimenti di ricostruzione.[2][12]
Le tracce di sangue e la piegatura attorno al capo


Il Centro Español de Sindonología descrive indagini fotografiche, tessili ed ematologiche sul telo. Riferisce anche degli esami del sangue compiuti da Pierluigi Baima Bollone e dell’attribuzione al gruppo AB. Al centro dell’ipotesi d’uso vi sono la disposizione e l’infiltrazione delle macchie: un telo piegato può ricevere tracce corrispondenti su più strati. Tessuti e configurazioni di macchie differenti sono compatibili con funzioni diverse nella cura del medesimo corpo.[4]
La ricostruzione del telo piegato attorno al capo rende comprensibili le macchie quasi speculari. I ricercatori seguono il punto in cui il liquido fuoriesce con una determinata posizione del capo, il modo in cui raggiunge il tessuto e le tracce che si aggiungono dopo un cambiamento di posizione. In questo modo una semplice somiglianza diventa una successione verificabile di contatto, piegatura e apporto di liquido.[4][5]
I principali risultati del confronto

I tessuti: entrambi i teli sono descritti come lino con fili a torsione Z. L’armatura è nettamente diversa: la Sindone di Torino presenta un motivo a spina di pesce, il Sudario una semplice armatura a tela ortogonale. Questa combinazione consente di confrontare due tessuti distinti con funzioni differenti.[11]
Naso, bocca e guancia: Heras Moreno, Villalaín Blanco e Rodríguez Almenar confrontano le superfici di contatto ricostruite. Descrivono zone macchiate spazialmente compatibili, in particolare una fuoriuscita accanto alla bocca e caratteristiche in corrispondenza del naso e della guancia. Tale attribuzione deriva dall’esame delle macchie sul telo e dalla disposizione del capo elaborata a questo scopo.[12]
Parte posteriore del capo e nuca: Alfonso Sánchez Hermosilla studia gruppi di macchie che attribuisce a lesioni puntiformi del cuoio capelluto. Ne confronta la posizione con le aree corrispondenti della Sindone di Torino e interpreta le lesioni nel contesto della coronazione di spine.[13]
Piegatura e successione temporale: la cattedrale riassume esperimenti con un telo piegato su un modello di testa. I diversi gruppi di macchie vengono spiegati mediante cambiamenti della posizione del capo e più apporti di liquido. In questa ricostruzione il telo accompagna il passaggio del corpo dalla posizione eretta a quella distesa.[10]
Per gli autori la forza del confronto risiede nell’insieme di queste caratteristiche: materiale, zone ferite, superfici di contatto e successione temporale possono essere considerate congiuntamente. Su questa base i loro lavori sviluppano un’argomentazione concreta a favore dell’attribuzione dei due teli alla medesima Passione e, forse, al medesimo defunto.[12][13]
Marzia Boi e le tracce microscopiche
Nel 2015 l’Università Cattolica di Murcia riferì del ritrovamento, nel materiale esaminato, di polline compatibile con Helichrysum. Lo confrontò con osservazioni precedenti sulla Sindone di Torino e incluse nell’interpretazione anche la sua posizione nel materiale. Nello stesso anno l’Università delle Isole Baleari presentò il lavoro della palinologa Marzia Boi. La ricercatrice esaminò polvere aspirata e confrontò le strutture microscopiche con materiale vegetale.[5][6]
L’indagine si estende così oltre la configurazione visibile delle macchie. Piccole particelle possono rivelare contatti con materiali e aprire interrogativi sui prodotti vegetali, sui luoghi di conservazione e sulle manipolazioni successive. Per proseguire la valutazione risultano particolarmente istruttivi il punto esatto di prelievo e il confronto con eventuali materiali dell’ambiente circostante.[6]
La cura del corpo del Redentore
Il Sudario orienta lo sguardo verso la cura amorevole del Redentore morto. Nel racconto della sepoltura di Gesù, Giovanni menziona i teli e le persone che accolgono il suo corpo e se ne prendono cura. Riverenza e servizio concreto qui si uniscono. A Oviedo il pellegrino può contemplare questa vicinanza davanti a un lino dimesso, pregare per chi soffre e chiedere fedeltà nel dolore e nella morte. La dignità di questo servizio non dipende dallo splendore esteriore.[7]
Testimoni e ricercatori
Alfonso VI
Re al tempo dell’apertura del 1075 tramandata dalle fonti
Re presente alla solenne apertura dell’Arca Santa; la sua partecipazione è un riferimento per la storia medievale delle reliquie.[2]
Giulio Ricci
Promotore dei confronti moderni
Negli anni Sessanta iniziò il confronto con Torino e sviluppò una ricostruzione dell’uso del Sudario.[2][4]
Marzia Boi
Palinologa
Studia pollini e altre microparticelle per ricostruire contatti con materiali e possibili legami di provenienza.[6]
La storia nel suo svolgimento
- Arca Santa
Il resoconto tramandato dell’apertura costituisce un riferimento medievale centrale per il culto del Sudario.[2]
- L’indagine di Ricci
Giulio Ricci rivolge la propria attenzione al telo di Oviedo.[2]
- Studi fotografici ed ematologici
Il centro di ricerca spagnolo riferisce delle indagini di Baima Bollone.[4]
- EDICES e congresso
Si forma un gruppo; i primi risultati vengono presentati a livello internazionale.[2]
- Nuove notizie sul polline
Qualificazione ecclesiastica
La cattedrale di Oviedo custodisce il Sudario come reliquia della Passione e lo include nella venerazione liturgica. Esso ricorda la sepoltura di Cristo e la cura del suo corpo.
Datazione, gruppo sanguigno e portata dei confronti
Il confronto comprende un effettivo conflitto di datazione: gli stessi autori di Oviedo riferiscono di un’indagine al C14 il cui risultato si colloca nel VII secolo. Discutono al riguardo la problematica custodia dei campioni. La somiglianza delle macchie non elimina questo risultato. La sua portata può essere valutata più precisamente soltanto sulla base di campioni documentati, pretrattamenti e dati di misurazione.[12]
L’attribuzione riportata al gruppo sanguigno AB richiede un esame metodologico specifico nel caso di un oggetto antico, toccato molte volte. Kelly P. Kearse illustra possibili reazioni aspecifiche degli anticorpi e l’influenza delle strutture microbiche. Anche due campioni AB determinati in modo affidabile avrebbero anzitutto soltanto lo stesso gruppo; potrebbero provenire da persone diverse. Gruppo sanguigno e identità personale richiedono pertanto passaggi probatori distinti.[11][14]
Polline e DNA vegetale mostrano contatti con materiale biologico. Per ricostruire un itinerario univoco occorrerebbe accertare anche il momento della deposizione e la provenienza. Nel 2015 Barcaccia e colleghi trovarono sulla Sindone di Torino DNA di numerose piante e di più persone. Gli autori diedero diverse interpretazioni storiche di queste tracce miste; esse non identificano Gesù.[15]
Anche nel caso delle macchie una ricostruzione deve reggere al confronto con alternative. Già il lavoro comparativo originale spiega che diverse piegature sullo stesso capo possono produrre configurazioni differenti e che capi diversi possono produrre configurazioni simili. Per affermazioni più forti occorrono caratteristiche comparative definite in anticipo, esperimenti controllati, gruppi di confronto e valutazioni indipendenti. Un valore numerico di somiglianza senza un tasso di errore non è una probabilità di autenticità.[12][8][9]
Le fonti utilizzate svolgono funzioni diverse: la cattedrale attesta la custodia e la venerazione, gli autori EDICES illustrano le loro indagini e le comunicazioni universitarie del 2015 riferiscono di ricerche in corso. La comunicazione dell’UIB menzionava una pubblicazione scientifica prevista. Resoconti di questo tipo sono preziose testimonianze dirette di un progetto; per la verifica tecnica sono inoltre necessari documenti completi sui campioni e sulle analisi di laboratorio.[2][4][5][6]
Obiezioni e risposte
Le corrispondenze dimostrano che si tratta della stessa persona?
Esse compongono un’argomentazione indiziaria concreta, il cui peso deriva dalla configurazione complessiva. Per accertare l’identità personale occorrono inoltre risultati affidabili sui gruppi sanguigni, punti di confronto scelti in modo verificabile e l’esame di alternative altrettanto compatibili. Il vero compito della ricerca è stabilire quanto sia univoca la combinazione delle caratteristiche. Le singole osservazioni non devono essere né respinte in blocco né sommate fino a ricavarne una certezza matematica priva di fondamento.[4][5][12]
Fin dove risale la tradizione antica?
La venerazione medievale e la testimonianza sull’apertura dell’Arca Santa del 1075 sono importanti riferimenti storici. Il precedente viaggio da Gerusalemme alla Spagna è conservato come tradizione locale; non esiste una successione ininterrotta di testimonianze di consegna vicine agli eventi. Neppure Giovanni 20 indica un successivo luogo di custodia. Il culto attesta il rapporto con Cristo conservato attraverso le generazioni; la storia originaria dell’oggetto rimane una questione storica distinta. La venerazione ecclesiale non costituisce una decisione scientifica vincolante sull’autenticità.[2][3][7]
Significato per la fede
Oviedo unisce un’antica tradizione della Passione a ricerche concrete su tessuto, tracce di sangue, piegature e microparticelle. In particolare, il confronto accurato con Torino rende il Sudario un ambito di testimonianza autonomo per la ricerca sulla Passione. La sua venerazione orienta lo sguardo verso Cristo morto e sepolto e verso le persone che servirono con amore il suo corpo.[2][4][5]
Come si indagano le reliquie
Ricostruire origine, materiale, età e custodia ecclesiastica.
Strumenti d'indagine e procedimento ecclesiastico →Fonti e riferimenti
Le informazioni sull'accessibilità e sulla portata delle affermazioni ti aiutano a valutare direttamente le prove.
- [1] Cámara Santa – El Santo Sudario
Presentazione ufficiale dei custodi; comprende anche ampie interpretazioni a favore dell’autenticità, qui inquadrate come tali.
Apri la fonte · catedraldeoviedo.com ↗ - [2] Objetivos y contenidos del curso
Presentazione primaria degli organizzatori coinvolti.
Apri la fonte · sudariooviedo.com ↗ - [3] Veneración tradicionalApri la fonte · linteum.com ↗
- [4] Investigaciones realizadas
Sintesi delle ricerche a cura dell’istituzione coinvolta, non un protocollo di laboratorio completo e indipendente.
Apri la fonte · linteum.com ↗ - [5] Investigadores de la UCAM hallan evidencias científicas que sitúan al Sudario de Oviedo y la Sábana Santa en el mismo escenario
Il linguaggio fortemente favorevole all’autenticità usato nella comunicazione non viene assunto come prova indipendente.
Apri la fonte · investigacion.ucam.edu ↗ - [6] Polen: la clave del misterio del sudario de OviedoApri la fonte · diari.uib.es ↗
- [7] Evangelium secundum IoannemApri la fonte · vatican.va ↗
- [8] Forensic DNA Interpretation and Human Factors: Improving the Practice Through a Systems Approach
Garanzia di qualità in ambito forense; non disposizione ecclesiastica specifica.
Apri la fonte · nist.gov ↗ - [9] DNA Mixture Interpretation: A NIST Scientific Foundation Review
Tracce miste, contaminazione, validazione e limiti interpretativi.
Apri la fonte · nist.gov ↗ - [10] Cámara Santa — El Santo Sudario
Presentazione diretta dei custodi; le interpretazioni sull’autenticità sono indicate come tali.
Apri la fonte · catedraldeoviedo.com ↗ - [11] El Santo Sudario: Investigaciones realizadas
Presentazione diretta del centro di ricerca sul proprio operato.
Apri la fonte · linteum.com ↗ - [12] Comparative Study of the Sudarium of Oviedo and the Shroud of Turin
Relazione degli autori con risultati comparativi, limiti metodologici e conflitto di datazione.
Apri la fonte · shroud.com ↗ - [13] Commonalities Between the Shroud of Turin and the Sudarium of Oviedo
Relazione degli autori presentata a un congresso; non costituisce una conferma indipendente di tutte le affermazioni del gruppo di ricerca.
Apri la fonte · shroud.com ↗ - [14] Inadequacies in Serological ABO Typing of Ancient Artifacts: The Shroud of Turin as a Case Example
Critica metodologica; non si tratta di una nuova analisi di campioni di entrambi i teli.
Apri la fonte · medwinpublishers.com ↗ - [15] Uncovering the sources of DNA found on the Turin Shroud
Studio originale con tracce miste di DNA vegetale e umano.
Apri la fonte · nature.com ↗



