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La Sindone di Torino

La Passione davanti agli occhi: il telo intero, le tracce di sangue e la sua storia

La Sindone di Torino per tutta la sua lunghezza. Fotografia storica precedente al restauro del 2002; immagine anteriore a sinistra, dorsale a destra.
Immagine anteriore e posteriore del corpo su un unico telo di lino. Confronta positivo e negativo ↓ · Credito dell'immagine

Immagine prodigiosa

La Sindone di Torino mostra un corpo flagellato e crocifisso in vista frontale e dorsale: sangue sul capo, ferite alle mani e ai piedi, un fianco aperto e le tracce della sepoltura. Queste caratteristiche conducono direttamente alla Passione di Gesù Cristo. Riscontri chimici del sangue, misurazioni ottiche, osservazioni microscopiche e la particolare disposizione spaziale dell’immagine conferiscono al telo conservato un peso straordinario. Da decenni specialisti di diverse discipline ne studiano fibre, tracce e storia. Le viste complete e i corrispondenti passi evangelici permettono di comprendere questo rapporto passo dopo passo.

Di che cosa tratta questo caso

La Chiesa venera a Torino il telo di lino della sepoltura di Cristo. A favore della sua identificazione con il telo di Gesù depongono la configurazione complessiva delle ferite della Passione, le tracce di sangue esaminate e le particolari proprietà dell’immagine corporea. La testimonianza conservata viene qui considerata nel contesto della sua storia e delle indagini pubblicate.

Il telo intero: un corpo in vista frontale e dorsale

Chi vuole comprendere la Sindone comincia dalla sua forma completa. Il lungo lino mostra un corpo umano davanti e dietro; le due teste si trovano vicine al centro del telo. Questa disposizione può essere spiegata con un cadavere adagiato su una parte del lino, mentre il resto veniva ripiegato sopra il capo e posato sulla parte anteriore. Le braccia sono davanti al corpo, le mani si incrociano nella regione del bacino. Nella vista dorsale si possono seguire schiena, gambe e zona dei piedi. La vista completa rende visibile questo rapporto, che una sola fotografia del volto non può comunicare.[2]

Il tessuto è lungo circa 4,4 metri e largo poco più di un metro. La sua tessitura a spina di pesce, il debole disegno corporeo giallo-bruno, le tracce di sangue bruno-rossastre e i danni nettamente più marcati costituiscono livelli diversi dello stesso oggetto. Durante l’osservazione andrebbero seguiti separatamente: dapprima i contorni del corpo, poi le zone di sangue e infine i fori da incendio ricorrenti con i loro margini. I grandi danni laterali appartengono alla storia successiva del telo. Chi li scambiasse per ferite del corpo perderebbe proprio la reale immagine della Passione.[2][23]

La fotografia a colori mostra l’aspetto del lino conservato. Un’inversione fotografica o digitale dei valori tonali rende i tratti corporei molto più evidenti: il chiaro diventa scuro, lo scuro chiaro. Le due viste vanno perciò affiancate. La rappresentazione in negativo non aggiunge ferite o tratti del volto; modifica l’ordine delle luminosità dell’immagine esistente. Gli ingrandimenti servono poi a ritrovare singole tracce nell’immagine complessiva. Il telo stesso rimane il riferimento, non una figura ideale disegnata successivamente.[26]

Perché questa immagine conduce così direttamente alla Passione

I Vangeli attestano la sofferenza di Gesù come accaduto su un vero corpo umano. Viene percosso, flagellato, coronato di spine, crocifisso e, dopo la morte, trafitto nel fianco. Amici depongono il cadavere e lo seppelliscono. La Sindone riunisce caratteristiche corrispondenti in un’unica figura. Proprio l’unione di una crocifissione con numerose tracce di flagellazione, sangue sul capo e una ferita laterale al torace dà peso al confronto. Orienta la contemplazione alla particolare Passione di Gesù, non soltanto al tema generale della sofferenza umana.[14][31][32]

Alle tracce visibili si affiancano i corrispondenti passi della Sacra Scrittura. Flagellazione, coronazione di spine, crocifissione, apertura del fianco e sepoltura costituiscono una sequenza unitaria. La corrispondenza riguarda dunque la particolare Passione di Gesù e la sepoltura che le seguì. Nelle fotografie si può seguire direttamente questo rapporto.[14][31][32]

Il Figlio di Dio ha assunto la natura umana e donato la propria vita per i peccatori. La contemplazione delle ferite conduce alla realtà del suo sacrificio. Parla dell’amore di Cristo, della gravità del peccato e della speranza di redenzione. La testimonianza materiale e le parole dei Vangeli rivolgono insieme lo sguardo al Redentore.[14][33]

Sangue vero: che cosa dimostrarono Heller e Adler

L’affermazione sul sangue si fonda su indagini di campioni di materiale. Nel 1980 John H. Heller e Alan D. Adler pubblicarono test spettroscopici e chimici su materiale proveniente dalle zone di sangue. Esaminarono, tra l’altro, le proprietà dell’emoglobina dipendenti dalla luce e trasformarono chimicamente la componente eme in una porfirina fluorescente. Il loro risultato fu: nelle zone esaminate è presente sangue. Si tratta dunque di un riscontro biochimico, non soltanto dell’impressione che una macchia rossastra possa rappresentare sangue.[17]

L’indagine più dettagliata del 1981 integrò i riscontri, tra l’altro, con reazioni alle proteine, all’albumina e ai pigmenti biliari e con test enzimatici. Gli autori riunirono questi risultati come dimostrazione di sangue intero. Nel loro lavoro distinguono i depositi di sangue dal disegno corporeo giallastro e dalle particelle inorganiche. È particolarmente evidente la differenza tra un tessuto le cui fibre sono alterate superficialmente nel colore e una zona in cui vengono rilevati componenti del sangue. Non possono essere trattati semplicemente come lo stesso colore bruno.[16]

A favore dell’interpretazione delle macchie rossastre come sangue, accanto al lavoro chimico di Heller e Adler vi è un riscontro ottico: nel 1980 Samuel Pellicori riferì che le macchie esaminate presentano proprietà spettrali compatibili con l’emoglobina. Misurò quanto intensamente le diverse zone riflettessero luce di differenti lunghezze d’onda. L’immagine corporea mostrava una curva diversa dalle zone di sangue. Il riscontro del sangue si fonda dunque su qualcosa di più della semplice impressione di un colore rosso: reazioni chimiche e misurazioni luminose conducono a osservazioni reciprocamente compatibili.[39][17]

Per l’argomentazione a favore dell’autenticità ciò significa che chi vuole spiegare una produzione della Sindone deve spiegare anche i riscontri del sangue. L’affermazione che tutto sia soltanto un volto dipinto con macchie rosse arbitrarie non rende conto di questi risultati. Abbiamo davanti una testimonianza materiale esaminata. La dimostrazione va attribuita agli scienziati e ai loro procedimenti pubblicati; proprio questa attribuzione concreta la rende verificabile. Se si possa inoltre determinare in modo affidabile un particolare gruppo sanguigno è una questione diversa dal riscontro fondamentale del sangue e viene trattata separatamente più avanti.[16]

La flagellazione: la schiena ferita

Nella vista dorsale risaltano numerosi piccoli segni di lesione ricorrenti. Il loro motivo si estende sulla schiena fino alla regione delle gambe. Diversamente dai grandi danni da incendio, approssimativamente simmetrici, queste tracce si riferiscono alla figura corporea. Le riprese UV pubblicate da Miller e Pellicori resero particolarmente evidenti i fini segni di flagellazione. I ricercatori vi videro un indizio di stretto contatto tra il telo e un corpo ferito.[28]

Matteo 27,26 e Marco 15,15 attestano che Pilato fece flagellare Gesù prima di consegnarlo per la crocifissione. Giovanni 19,1 indica lo stesso maltrattamento. Le tracce distribuite su schiena e gambe danno a queste poche parole una concretezza sconvolgente: quando portava la croce, il corpo di Gesù era già gravemente ferito.[14][31][32]

La meditazione sulla Passione vi vede il dono volontario di sé del Salvatore. Lo sguardo sull’intera schiena mostra l’estensione del maltrattamento; l’ingrandimento di singole zone ne rende comprensibile la forma. Ogni singola traccia rimane così riferita al quadro complessivo del corpo ferito.[14]

Volto e capo: percosse e corona di spine

Le fotografie del volto mostrano gli occhi chiusi, la barba e le zone dei capelli. Sul capo vi sono tracce di sangue più evidenti, tra cui la caratteristica traccia curva sulla fronte. Anche la parte posteriore del capo appartiene al confronto. La guida alle immagini torinese collega le zone distribuite sul capo a lesioni puntiformi da spine. La distribuzione è più significativa per la contemplazione del tentativo di ridisegnare un’intera corona di spine da una singola macchia.[23]

Giovanni riferisce che i soldati intrecciarono una corona di spine e la posero sul capo di Gesù. Matteo e Marco aggiungono la derisione e le percosse sul capo. La corona di spine unisce il tormento fisico allo scherno della sua regalità. Qui risiede una corrispondenza particolarmente concreta tra il racconto della Passione e il sangue sul capo: non ogni crocifissione includeva una simile coronazione. Il confronto mostra dunque più della possibilità generale di una ferita alla testa.[14][31][32]

Nel volto le tracce della sofferenza stanno accanto alla quiete della persona defunta. La contemplazione cristiana vi riconosce la dignità regale di Cristo nella sua estrema umiliazione. I Vangeli attestano insieme entrambe le cose: il re deriso dai soldati è il Signore che dona la propria vita.[14][31]

Mani e piedi: i segni della crocifissione

Sulle mani incrociate vi è una marcata zona di sangue nella regione di un polso. Tracce di sangue corrono anche lungo gli avambracci. Nella vista dorsale è visibile la zona dei piedi con tracce nettamente marcate. Queste zone vanno messe in relazione nell’immagine complessiva: una crocifissione non riguarda soltanto un singolo punto, ma il fissaggio e la posizione dell’intero corpo.[17][38]

Secondo Giovanni 20,25, Tommaso menziona i segni dei chiodi nelle mani di Gesù e la ferita del fianco. Sulla Sindone a questi dati corrispondono le zone di lesione alle mani o ai polsi e al torace. Le tracce di sangue degli avambracci e quelle nella regione dei piedi si uniscono nell’immagine complessiva del corpo crocifisso e poi sepolto.[14]

Le mani riunite davanti al basso ventre mostrano il corpo nella posizione sepolcrale, mentre le tracce di sangue rimandano all’esecuzione precedente. Questa profondità temporale è importante. Non si contempla un’immagine di chi pende vivo dalla croce, ma il corpo sepolto con le tracce di ciò che gli è stato inflitto. Nella sequenza evangelica alla crocifissione seguono la deposizione e la sepoltura. Proprio a questa successione riconduce la rappresentazione.[14][31]

Per la devozione le ferite rimangono segni del dono di sé. Nell’incontro pasquale non sono cancellate, ma appartengono al riconoscimento del Signore. Il Risorto è lo stesso che ha sofferto sulla croce. Il collegamento tra racconto della crocifissione e racconto pasquale impedisce di comprendere la Sindone soltanto come immagine di una sconfitta. Essa si colloca nell’orizzonte della speranza cristiana nella risurrezione.[14]

Il fianco aperto: sangue e acqua

Nella zona laterale del torace si riconosce una traccia di sangue più ampia. Nella ricerca sindonica le viene associata una zona di sangue trasversale sulla schiena. Nella vista complessiva andrebbero osservate dapprima posizione ed estensione; la domanda sul preciso percorso del liquido è un passaggio d’indagine successivo. Il segno laterale di sangue si distingue nettamente dalla serie regolare dei successivi danni da incendio.[19]

Giovanni 19,33–37 attesta che i soldati trovarono Gesù già morto e non gli spezzarono le gambe. Un soldato gli aprì il fianco con la lancia; ne uscirono sangue e acqua. L’evangelista sottolinea il carattere testimoniale di questo episodio. Nell’immagine del telo riceve particolare attenzione proprio la ferita del fianco, perché insieme a flagellazione, lesioni da spine e crocifissione completa il quadro della Passione. Il passo biblico dice più di una descrizione di liquidi: rimanda al Crocifisso al quale gli uomini devono volgere lo sguardo.[14]

Il fianco aperto attesta nel Vangelo l’amore di Cristo donato fino alla fine. L’interpretazione ecclesiale collega al tempo stesso sangue e acqua ai sacramenti. La traccia di sangue sul telo riconduce la contemplazione materiale a questo episodio sulla croce e al suo significato spirituale.[14][33]

Avvolto nel lino: la sepoltura e il mattino di Pasqua

Giuseppe d’Arimatea chiede il corpo di Gesù e, secondo i Vangeli sinottici, lo avvolge in un lenzuolo di lino. Giovanni nomina inoltre Nicodemo e le sostanze aromatiche portate per la sepoltura. Le due viste corporee correlate della Sindone possono essere comprese nel quadro di un simile avvolgimento. Il suo lungo taglio offre una possibilità concreta di coprire un corpo sotto e sopra con lo stesso telo. La rappresentazione riguarda la sepoltura dopo la deposizione dalla croce; il lino non è un abito che Gesù avrebbe indossato durante la crocifissione.[31][32][14]

Il mattino di Pasqua i discepoli trovano il sepolcro vuoto. Giovanni distingue i teli di lino rimasti dal sudario del capo posto separatamente. L’altro discepolo vede e crede. La contemplazione della Sindone conduce perciò oltre le tracce della morte alla risurrezione del Signore e alla testimonianza degli apostoli.[14]

Anche la denominazione «telo sepolcrale» mantiene un ordine importante. Una tomba è il luogo in cui i superstiti si aspettano di trovare un morto. La fede cristiana annuncia invece il Vivente che ha vinto la morte. Il lino non è il punto finale della storia. Orienta al corpo che vi giaceva e al messaggio pasquale che il Signore vive. In ciò la toccante rappresentazione della morte trova la propria prospettiva cristiana.[14]

Prima di Torino: la traccia verso Costantinopoli

La domanda sulla storia antica conduce nel mondo cristiano del Mediterraneo orientale. Per un’immagine sindonica più antica è particolarmente significativo il racconto del crociato Robert de Clari. Nel contesto della conquista di Costantinopoli del 1204, descrive nella chiesa mariana delle Blacherne un telo venerato come sindone di Cristo, sul quale sarebbe stata visibile la sua figura. Riferisce inoltre la sua esposizione ricorrente e il fatto che dopo la conquista non si sapesse dove fosse finito. È una concreta notizia medievale su un telo con la figura di Cristo anteriore alla sicura tradizione di Lirey.[30]

La notizia di Robert de Clari collega espressamente una sindone di Cristo a una figura corporea visibile e a un’esposizione ricorrente a Costantinopoli. Esiste dunque un riferimento concreto a una simile immagine prima della storia sicuramente documentata a Lirey. Il racconto è un punto di partenza essenziale per studiare il percorso dall’Oriente cristiano alla Francia.[30]

Per l’ulteriore attribuzione vengono confrontati gli oggetti descritti, i luoghi di custodia e i rapporti temporali. Proprio la forma di un telo funebre con immagine corporea rende significativa la notizia di Clari. La questione del percorso dopo il 1204 viene affrontata più avanti insieme alle altre obiezioni sulla provenienza.[1]

Il Codice Pray: una testimonianza figurativa del XII secolo

Miniatura del Codice Pray: sepoltura di Cristo e donne al sepolcro
Codice Pray, circa 1192–1195. La miniatura stessa è una testimonianza medievale; il suo rapporto con il telo torinese è spiegato nel testo seguente. Credito dell'immagine

Il Codice Pray ungherese è un manoscritto medievale effettivamente conservato nella Biblioteca nazionale Széchényi a Budapest. La biblioteca data la sezione manoscritta pertinente agli anni 1192–1195. La sua miniatura mostra in alto la preparazione del Cristo morto e in basso le donne al sepolcro. Queste scene appartengono alla raffigurazione medievale della Passione e del messaggio pasquale. La datazione del libro è perciò un importante punto di partenza per chiedersi se il disegnatore potesse aver conosciuto un modello corrispondente alla Sindone di Torino.[24][36]

I sostenitori dell’autenticità confrontano soprattutto il corpo nudo, le mani davanti al basso ventre, i pollici non evidenziati, nonché motivi geometrici e un piccolo gruppo angolare di cerchi nella scena inferiore. Come possibile corrispondenza vengono indicati i gruppi minori di fori della Sindone, già presenti prima dell’incendio del 1532. La forza di questo argomento risiede nel collegamento di diverse particolarità. Una singola linea schematica sarebbe molto meno significativa.[25]

La miniatura è accessibile nell’immagine grande accanto alla descrizione. Il confronto tra postura del corpo, posizione delle mani e gruppi di fori può così essere seguito personalmente. Insieme le caratteristiche costituiscono un indizio storico che un’immagine corrispondente al telo torinese fosse nota già prima dell’intervallo medievale della misurazione C14.[25]

La datazione del manoscritto e i particolari osservati sono il fondamento di questo argomento. Per valutarne il peso rimane decisivo quali caratteristiche della miniatura riproducano effettivamente il telo e quali appartengano alla composizione figurativa. Questa domanda viene ripresa più avanti con le obiezioni sul confronto storico.[24][25]

Da Lirey attraverso la Savoia a Torino

Dalla metà del XIV secolo si può seguire con certezza il telo oggi custodito a Torino. La storia conduce dapprima a Geoffroy de Charny e alla chiesa di Lirey nella Champagne. Nel 1453 passò alla Casa di Savoia. A Chambéry la sua venerazione ricevette una sede permanente; nel 1506 fu autorizzata una celebrazione liturgica propria. Nel 1578 fu portato a Torino. Il pellegrinaggio di san Carlo Borromeo offrì un’occasione particolare. Da allora Torino è il centro stabile della sua venerazione pubblica.[1]

Queste tappe danno alla storia nomi, luoghi e date. Attraverso di esse si possono seguire il significato religioso, la protezione dell’oggetto e la sua rappresentazione nelle immagini. Per la tradizione cattolica è importante che la Sindone sia stata venerata per generazioni con lo sguardo rivolto a Cristo. Per l’indagine storica è altrettanto importante dove inizi la trasmissione affidabile dell’oggetto. La ricerca delle tracce antiche e la successiva storia documentata del possesso si integrano, ma svolgono compiti diversi.[1][33]

1532: leggere correttamente i fori da incendio e gli aloni d’acqua

I grandi fori ricorrenti e i margini scuri bruciati si produssero sul telo piegato durante l’incendio della cappella di Chambéry nel 1532. I molteplici strati di tessuto spiegano la ripetizione dei danni. Nel 1534 le clarisse ripararono il lino. Le toppe cucite successivamente furono rimosse durante gli interventi conservativi del 2002 e il supporto fu sostituito. Perciò le vedute complete più antiche e più recenti differiscono soprattutto nelle zone danneggiate.[37]

Una buona osservazione delle immagini distingue queste tracce d’incendio dalle ferite del corpo rappresentato. I danni non seguono una serie di lesioni umane, ma la conservazione e la piegatura di un tessuto. Anche gli aloni d’acqua appartengono alla storia dell’oggetto. Non vanno attribuiti al colpo di lancia o alla flagellazione. Ciò rende più chiaramente riconoscibili le tracce della Passione: il successivo danneggiamento del telo si colloca su un diverso livello temporale rispetto alla rappresentazione del corpo crocifisso.[37][23]

Nella fotografia a fluorescenza UV, Miller e Pellicori trovarono una differenza misurabile tra le alterazioni da incendio e l’immagine corporea. Questo è importante per spiegare l’immagine. Un tessuto può apparire analogamente brunastro in zone diverse ed essere stato tuttavia modificato da processi differenti. Le zone bruciate offrono così persino materiale di confronto sullo stesso oggetto. Non sono una spiegazione da estendere senza verifica all’intera immagine corporea.[28]

Anche nel 1997 un incendio a Torino minacciò l’ambiente della Sindone; il telo fu messo in salvo. Questo evento più recente va distinto dall’incendio del XVI secolo. In una storia unitaria della reliquia entrambi appartengono al rispettivo posto: il 1532 spiega i grandi danni da incendio conservati, il 1997 il salvataggio da un nuovo pericolo.[35]

1898: Secondo Pia e la scoperta nel negativo

Il volto della Sindone di Torino nel negativo fotografico di Secondo Pia (1898).
Il volto della Sindone di Torino nel negativo fotografico di Secondo Pia (1898). · Credito dell'immagine · Clicca per ingrandire

Nel 1898 Secondo Pia ebbe il permesso di fotografare la Sindone. Lo sviluppo delle riprese rese visibile una figura umana sorprendentemente nitida: il negativo fotografico mostrava il volto in una distribuzione di luci e ombre più familiare all’occhio. Ciò che sul lino chiaro emerge soltanto debolmente acquistava evidenza sulla lastra. Questo episodio è una parte essenziale della storia della ricerca e spiega perché la vista in negativo venga ancora oggi mostrata accanto alla ripresa diretta.[26]

La fotografia storica non va confusa con una nuova affermazione secondo cui il lino sarebbe stato prodotto con una macchina fotografica. «Negativo» indica qui anzitutto l’inversione dei valori tonali. Proprio nel passaggio immediato tra le due viste si riconosce come le stesse caratteristiche figurative diventino leggibili in modi diversi. Il disegno corporeo reagisce diversamente dalle zone scure bruciate, che nel negativo appaiono chiare. Anche per questo ogni immagine necessita di una denominazione chiara.[26]

Giuseppe Enrie fotografò nuovamente il telo nel 1931. L’esposizione ufficiale torinese registra le riprese durante l’ostensione di allora. La storia delle immagini non dipende dunque soltanto da un unico tentativo di sviluppo di Pia. La documentazione fotografica ripetuta aprì l’oggetto a una cerchia molto più ampia di osservatori e ricercatori. Da una debole immagine sul lino nacque un oggetto di riprese dettagliate confrontabili. La fotografia rimane una testimonianza del telo; una riproduzione artistica o una ricostruzione digitale non dovrebbe sostituirla.[27]

1978: l’immagine corporea al microscopio

Nel 1978 lo Shroud of Turin Research Project, in breve STURP, esaminò l’originale con metodi diversi. Le pubblicazioni successive trattano, tra l’altro, microscopia, spettri, fluorescenza a raggi X e fotografia UV. Le ricerche furono dunque condotte su un oggetto conservato e su materiale prelevato. I risultati non riguardano soltanto la questione se un’immagine appaia esteticamente convincente, ma il tessuto da cui dipende la sua visibilità.[5]

Pellicori ed Evans descrissero una debole colorazione giallastra nelle zone più esterne delle fibre. Per il disegno corporeo non trovarono un corrispondente strato di colore artificiale applicato. Le zone di sangue potevano comportarsi diversamente e penetrare più a fondo nel tessuto. È un importante riscontro positivo: secondo questa indagine, il corpo visibile non è un comune accumulo di pittura bruna, ma diventa visibile attraverso fibre di lino alterate superficialmente.[29]

Jackson, Jumper ed Ercoline esaminarono se le diverse luminosità dell’immagine frontale fossero correlate a una forma corporea umana. Il loro lavoro pubblicato nel 1984 trovò una correlazione con le distanze tra corpo e telo sovrastante. Ciò spiega perché una corrispondente elaborazione dell’immagine possa produrre un rilievo simile a un corpo. Per l’argomentazione a favore dell’autenticità è un indizio notevole: va spiegata non soltanto una figura riconoscibile, ma anche la disposizione spaziale dei suoi valori di luminosità.[15]

Nel 1981 STURP sintetizzò il proprio risultato a favore di una reale figura umana flagellata e crocifissa e respinse una normale produzione artistica come spiegazione dei propri riscontri. Il gruppo dichiarò al tempo stesso che il concreto meccanismo di formazione dell’immagine corporea non era risolto. Per l’argomentazione a favore dell’autenticità entrambe le affermazioni sono preziose: la descrizione materiale positiva e la questione aperta della sua formazione completa. Non occorre indebolire la prima per enunciare onestamente la seconda.[5]

Nella loro ampia valutazione complessiva, Schwalbe e Rogers descrissero l’immagine corporea come alterazione delle fibre di lino prossime alla superficie. Jumper, Adler, Jackson, Pellicori, Heller e Druzik riunirono queste osservazioni nel 1984: la rappresentazione corporea giallastra e le zone di sangue hanno proprietà differenti; attraverso le indagini raccolte non fu possibile dimostrare uno strato di colore sufficiente a sostenere l’immagine. Proprio questo legame tra un’immagine umana riconoscibile e un’alterazione molto fine del tessuto fa della Sindone un oggetto impegnativo per la ricerca sui materiali.[42][43]

Misurazioni luminose e a raggi X sull’originale

L’indagine scientifica sulla Sindone va ben oltre i nomi noti di John Heller e Alan Adler. Samuel Pellicori, Roger e Marion Gilbert ne studiarono le proprietà ottiche; R. A. Morris, L. A. Schwalbe e J. R. London analizzarono la distribuzione degli elementi con raggi X. Raymond Rogers si occupò della chimica delle fibre, John Jackson ed Eric Jumper dell’informazione spaziale dell’immagine corporea. Dall’indagine del 1978 nacque così una serie di pubblicazioni specialistiche nelle quali si possono confrontare osservazioni ottenute con diversi metodi di misurazione.[39][40][41][42][15]

Roger Gilbert e Marion Gilbert eseguirono misurazioni non distruttive nella luce ultravioletta e visibile. Esaminarono come immagine corporea, zone bruciate e aree di sangue riflettessero la luce o mostrassero fluorescenza. Queste serie di misurazioni documentano diverse zone dello stesso telo in condizioni confrontabili e integrano le indagini fotografiche e chimiche.[40]

Morris, Schwalbe e London verificarono la distribuzione degli elementi chimici sul telo. Nelle loro misurazioni non emerse una corrispondente differenza di metalli pesanti tra immagine corporea e sfondo che potesse spiegare la figura come strato di colore minerale applicato. Nelle zone di ferita esaminate si trovò invece più ferro. Questa analisi elementare acquista valore nell’interazione con le indagini chimiche e microscopiche: esamina una diversa proprietà del materiale e aiuta a distinguere l’immagine corporea dai depositi rossastri.[41][42]

Come gli esperimenti odierni verificano la particolarità delle fibre

L’indagine non si ferma ai lavori del 1978. Paolo Di Lazzaro e i suoi colleghi produssero alterazioni superficiali del colore su lino di confronto con impulsi laser ultravioletti nel vuoto molto brevi. In un ristretto ambito sperimentale nacquero proprietà che ai ricercatori apparvero rilevanti per l’immagine sindonica; alcune alterazioni divennero visibili soltanto in seguito. Questi esperimenti rendono verificabile una concreta questione materiale: come si può produrre un’alterazione cromatica molto fine sul lino? Gli esperimenti offrono singoli elementi in tal senso, non una spiegazione storica completa dell’immagine.[44]

Un riscontro sui materiali compatibile con un’elevata antichità

Nel 2022 Liberato De Caro, Teresa Sibillano, Rocco Lassandro, Cinzia Giannini e Giulio Fanti esaminarono un piccolo campione di lino con diffusione dei raggi X ad ampio angolo, in breve WAXS. Si misura la degradazione strutturale della cellulosa. Nel confronto con campioni di lino datati, gli autori trovarono un risultato che, secondo le loro ipotesi sulla temperatura e sull’umidità a lungo termine, è compatibile con un’età di circa duemila anni. È un elemento positivo a favore della possibilità di un telo antico. L’affermazione sull’età rimane legata al modello utilizzato e alla storia della custodia non conosciuta senza lacune.[10]

La questione del sangue continua a essere studiata

Anche lavori più recenti riprendono le macchie rosse. Nel 2018 Di Lascio, Di Lazzaro, Iacomussi, Missori e Murra verificarono sperimentalmente come una particolare composizione del sangue e la luce UV possano influire sul colore del sangue sul lino. Nel 2017 Fanti e Zagotto studiarono la possibile coesistenza di sangue e pigmenti aggiunti successivamente. Nel 2024 Giulio Fanti presentò ulteriori interpretazioni di particelle di vecchi campioni sindonici. Questi contributi mostrano come la domanda si sviluppi dal semplice colore a proprietà materiali verificabili; le loro diverse affermazioni devono ogni volta essere misurate sui campioni e sui metodi utilizzati.[50][49][51]

Le caratteristiche parlano nel loro insieme

Flagellazione, lesioni da spine, crocifissione, ferita del fianco e sepoltura si incontrano su un unico telo. A ciò si aggiungono tracce di sangue esaminate chimicamente, l’immagine corporea superficiale e le sue differenze di luminosità analizzabili spazialmente. La corrispondenza con la particolare Passione di Gesù dà all’identificazione come suo telo sepolcrale un forte fondamento storico e materiale.[14][31][32][16][17][15]

Una spiegazione deve rendere conto insieme di questi riscontri. Non basta un’impronta qualsiasi sul lino. Anche un’ipotesi di produzione deve spiegare le fibre dell’immagine, le zone di sangue, la figura corporea e la trasmissione nel tempo. La forza dell’argomentazione sull’autenticità risiede nell’interazione di queste proprietà distinguibili tra loro.[42][43]

Il contesto storico e le particolarità materiali fondano una contemplazione fiduciosa del telo come testimonianza della sofferenza di Cristo. La successiva verifica della datazione e delle obiezioni riprende proprio questi riscontri.[1][5][16]

Un segno che conduce a Cristo

Tommaso d’Aquino spiega la venerazione delle immagini di Cristo e della croce a partire dal loro rapporto con Cristo. L’onore non si ferma al legno, al colore o al tessuto. È rivolto a colui al quale rimanda il segno. Questo classico ordine cattolico aiuta anche per la Sindone: la riverenza verso la reliquia non significa divinizzazione di un oggetto materiale. La contemplazione del corpo sofferente deve sfociare nell’amore per il Redentore.[33]

Nel 1998 Giovanni Paolo II valorizzò la Sindone come intenso richiamo al Vangelo e incoraggiò la ricerca scientifica. Al tempo stesso spiegò che l’identificazione storica non è una questione di fede sulla quale la Chiesa decida con una propria competenza scientifica naturale. Nel 2010 Benedetto XVI la contemplò alla luce del Sabato Santo: la vera morte di Gesù e la speranza che conduce oltre la morte. Venerazione e indagine onesta possono così rendere giustizia allo stesso oggetto in modi differenti.[3][13]

Guardare il telo intero, seguire le tracce di sangue, leggere il racconto della Passione e fare silenzio davanti al Crocifisso: così la contemplazione può sfociare nel pentimento, nella gratitudine e nella sequela. Le ferite conducono alla risposta all’amore di Cristo. La testimonianza materiale riceve in ciò la propria profondità spirituale.[14][33]

«Vide e credette» conduce nel Vangelo di Giovanni al mattino di Pasqua. La successiva beatitudine di coloro che non hanno visto eppure credono non esclude il vedere riverente. Lo colloca nel giusto ordine. La Sindone può essere un segno forte nel cammino verso la fede. Il suo significato cristiano è compiuto quando orienta lo sguardo oltre se stessa a Gesù Cristo: il Crocifisso e Risorto.[14]

Testimoni e ricercatori

Gli evangelisti

Testimonianza apostolica della Passione

I Vangeli attestano la sofferenza, la morte, la sepoltura e la risurrezione di Gesù. Le loro indicazioni sono presentate accanto alle caratteristiche visibili del telo.[14][31][32]

Robert de Clari

Cronista medievale

Riferisce la sindone venerata e mostrata pubblicamente a Costantinopoli con la figura visibile di Cristo prima della conquista del 1204.[30]

Secondo Pia e Giuseppe Enrie

Documentazione fotografica

Le loro riprese del 1898 e del 1931 resero ampiamente accessibile il disegno corporeo nella vista in negativo.[26][27]

John H. Heller e Alan D. Adler

Indagine chimica

Pubblicarono i risultati spettroscopici e chimici sul sangue. Il loro risultato si fonda su materiale campionato ed esaminato.[16][17]

STURP

Indagine interdisciplinare del 1978

Nel 1978 il gruppo interdisciplinare esaminò l’originale con metodi ottici, chimici, microscopici e altri metodi fisici. Diverse pubblicazioni specialistiche ne documentano i risultati.[5]

Samuel Pellicori; Roger e Marion Gilbert

Spettri ottici e fluorescenza

Esaminarono riflessione e fluorescenza di diverse zone del telo e distinsero immagine corporea, zone di sangue e zone bruciate.[39][40]

R. A. Morris, L. A. Schwalbe e J. R. London

Fluorescenza a raggi X

Confrontarono la distribuzione degli elementi chimici sull’originale e contribuirono a distinguere le zone dell’immagine e del sangue.[41]

L. A. Schwalbe e Raymond N. Rogers

Fisica, chimica e quadro complessivo

Nel 1982 riunirono i risultati materiali dell’indagine del 1978 in un ampio lavoro specialistico.[42]

John Jackson, Eric Jumper e William Ercoline

Analisi spaziale dell’immagine

Esaminarono il rapporto tra luminosità dell’immagine e forma corporea umana.[15]

Paolo Di Lazzaro e collaboratori

Esperimenti sull’interazione tra luce e materia

Produssero su lino di confronto colorazioni superficiali con brevi impulsi UV nel vuoto.[44]

Liberato De Caro, Teresa Sibillano, Rocco Lassandro, Cinzia Giannini e Giulio Fanti

Diffusione dei raggi X e invecchiamento della cellulosa

Pubblicarono nel 2022 il confronto di un campione di lino con tessuti datati sulla base di ipotesi climatiche esplicitate.[10]

Marco Riani, Anthony Atkinson, Aldo Corbellini e Paolo Di Lazzaro

Analisi statistica dei dati grezzi C14

Nel 2026 riesaminarono l’attribuzione dei sottocampioni e i dati al radiocarbonio esistenti.[48]

La storia nel suo svolgimento

  1. Passione e sepoltura di Gesù

    I Vangeli raccontano flagellazione, coronazione di spine, crocifissione, apertura del fianco e sepoltura nel lino.[14][31][32]

  2. Codice Pray

    Il manoscritto contiene la miniatura confrontata con caratteristiche della Sindone.[24][25]

  3. Robert de Clari

    Il cronista riferisce una sindone venerata con la figura visibile di Cristo a Costantinopoli.[30]

  4. Lirey

    Inizio della trasmissione materiale certa del telo oggi custodito a Torino.[1]

  5. Casa di Savoia

    La Sindone passa alla dinastia sabauda.[1]

  6. Incendio e riparazione

    Danni a Chambéry; segue la riparazione delle clarisse.[37]

  7. Torino

    Il trasferimento fa di Torino il centro permanente della sua venerazione.[1]

  8. Secondo Pia

    La prima fotografia rende accessibile l’espressiva vista in negativo.[26]

  9. Giuseppe Enrie

    Nuova documentazione fotografica durante l’ostensione.[27]

  10. STURP e indagini sul sangue

    Indagine sull’originale; Heller e Adler pubblicano i loro riscontri chimici del sangue.[5][16][17]

  11. Radiocarbonio

    Tre laboratori datano al Medioevo parti di un comune campione marginale.[4]

  12. Salvataggio e conservazione

    Recupero durante l’incendio torinese; in seguito rimozione delle vecchie toppe e sostituzione del supporto.[37]

  13. Ulteriori verifiche dei materiali

    Vengono studiati scientificamente l’idoneità della regione del campione C14 e metodi alternativi d’invecchiamento.[7][9][10][11]

Qualificazione ecclesiastica

Reliquia della Passione venerata dalla Chiesa

Da secoli la Sindone è venerata come reliquia della Passione. La considerazione ecclesiale rivolge lo sguardo alla sofferenza e alla morte di Cristo e sostiene la ricerca sul telo. L’identificazione storica viene valutata sulla base delle testimonianze storiche e scientifiche; non è stata dichiarata una verità di fede obbligatoria.

Il procedimento ecclesiastico per questo tipo di caso →

L’obiezione del C14 e la questione del campione esaminato

Il più importante risultato scientifico contrario a un’origine nell’epoca di Gesù rimane la datazione al radiocarbonio. Nel 1988 tre laboratori esaminarono materiale della stessa striscia marginale prelevata; il lavoro pubblicato nel 1989 indica l’intervallo calibrato 1260–1390 d.C. con un livello di confidenza del 95 per cento. Un’esposizione scientificamente solida deve prendere sul serio questo risultato nella sua forza. La domanda dei sostenitori di un’origine più antica è dunque precisa: la striscia esaminata era rappresentativa dell’intero telo e l’incertezza delle serie di misurazioni fu adeguatamente valutata?[4][9]

Nel 2013 Riani, Atkinson, Fanti e Crosilla studiarono la distribuzione spaziale dei valori misurati pubblicati. Nel 2019 Casabianca e colleghi analizzarono inoltre dati grezzi resi disponibili. Nel 2020 Walsh e Schwalbe e Di Lazzaro e colleghi affrontarono le differenze tra le serie dei laboratori e le possibili cause. I lavori offrono motivi concreti per esaminare più precisamente campionamento, omogeneità e calcolo degli errori. Non determinano però da soli l’età corretta del lino: un’irregolarità in una serie di misurazioni non dimostra né una riparazione né una data nel I secolo.[45][9][46][47]

Nel giugno 2026 Riani, Atkinson, Corbellini e Di Lazzaro pubblicarono un’ulteriore indagine statistica dei vecchi dati grezzi. Tratta posizioni dei sottocampioni conosciute in modo incompleto, numerose attribuzioni possibili e analisi robuste dei valori anomali. È un nuovo lavoro specialistico su dati esistenti. Nell’ambito di questa pubblicazione non avvennero un nuovo prelievo o una nuova misurazione al radiocarbonio sul telo.[48]

Nel 2005 Raymond Rogers riferì differenze chimiche nel materiale della regione della datazione e ritenne perciò non rappresentativo il campione di allora. Questa argomentazione è un concreto punto di partenza per la critica al risultato C14. A essa si contrappone però l’indagine di Freer-Waters e Jull: nel 2010 e di nuovo nel 2026 non trovarono sul materiale conservato in Arizona una prova tessile dell’asserita aggiunta successiva. I frammenti esaminati nel 2026 corrispondono al telo principale per tipo di fibra e struttura della tessitura; non vi furono osservate fibre di cotone. L’ipotesi della riparazione rimane dunque controversa.[7][8][11]

Anche l’indagine del 2026 ha una portata limitata. La sua porzione esaminata al microscopio elettronico era piccola; non ne deriva una verifica chimica completa di ogni fibra consumata nel 1988. D’altra parte, questo limite non può essere reinterpretato come prova di una contaminazione significativa. Un chiarimento richiederebbe nuove indagini ben documentate e adatte all’intero telo.[11][47]

La risposta sul merito all’obiezione della datazione risiede dunque nella verifica della rappresentatività e delle serie di misurazioni. Queste obiezioni sono sviluppate in lavori specialistici; finora non hanno prodotto una nuova datazione dell’intero telo generalmente riconosciuta. Attualmente non esiste un consenso scientifico su un’origine nell’epoca di Gesù. La questione rimane oggetto di ricerca e deve essere valutata insieme agli altri riscontri.[4][9][48][11]

Pittura, configurazioni del sangue e spiegazione dell’immagine

Dopo l’esame microscopico di materiale da nastri adesivi, Walter McCrone sostenne che pigmenti e un legante spiegassero l’immagine. È un’autentica posizione specialistica contraria. La risposta degli esaminatori STURP riguarda la distribuzione e la quantità delle particelle e le proprietà delle fibre: una particella di colore rilevata non spiega automaticamente un’intera immagine corporea visibile. È decisivo se il materiale proposto sia presente in quei punti e in una forma tale da produrre effettivamente il disegno osservato.[6][29]

Anche la forma di singole tracce di sangue fu studiata in esperimenti con modelli. Questi esperimenti sono utili purché vengano esplicitati postura del corpo, posizione del tessuto, quantità di sangue e sequenza temporale. Non osservano retrospettivamente la crocifissione storica. Un motivo divergente nell’esperimento può confutare una determinata ricostruzione senza annullare il riscontro chimico del sangue. D’altra parte, una traccia simile non dimostra ancora l’intero svolgimento. La risposta appropriata consiste nel confronto delle condizioni sperimentali con la spiegazione di volta in volta sostenuta.[18][19]

Nel 2023 e nel 2024 medici legali di Düsseldorf riuscirono a produrre, in determinate condizioni, motivi simili per le tracce del capo, del fianco e del polso. Le ramificazioni degli avambracci rimasero più difficili da spiegare; movimento e condizioni della pelle influenzarono il risultato. Qui risiede una risposta concreta all’obiezione generica secondo cui simili tracce non potrebbero affatto formarsi naturalmente. Al tempo stesso rimangono esperimenti su possibili svolgimenti. Non sostituiscono né l’esame dell’originale né la documentazione storica di un determinato trattamento del cadavere.[19][38]

Gruppi di ricerca dell’ENEA produssero con brevi impulsi laser colorazioni superficiali del lino simili a quelle sindoniche. Ciò mostra che le proprietà materiali possono essere studiate sperimentalmente. Non documenta un lampo misurato della risurrezione. Per una prospettiva cattolica una simile determinazione non è neppure necessaria: la risurrezione di Cristo è professata nella fede, mentre la domanda scientifica sulla formazione dell’immagine può essere studiata apertamente. Chi ritiene autentico il telo non deve impegnarsi inoltre a sostenere ogni teoria proposta sul meccanismo della sua immagine.[12][14]

Le indagini impongono condizioni esigenti ai modelli semplici di formazione dell’immagine. Non ne deriva però che ogni processo naturale o causato dall’uomo sia escluso. Un motivo di luminosità analizzabile spazialmente non data il telo; un esperimento UV di laboratorio non mostra un evento storico di risurrezione. La forza appropriata dell’argomento risiede nel fatto che una spiegazione deve considerare insieme i diversi riscontri materiali. L’interpretazione cristiana del telo va oltre queste proprietà misurabili.[15][44]

Perché WAXS e C14 non possono essere semplicemente contrapposti contando gli studi

WAXS e datazione al radiocarbonio esaminano proprietà diverse. Il lavoro di De Caro e colleghi ammette un’elevata antichità alle condizioni climatiche ipotizzate; il suo trasferimento all’intero telo richiede però un’attribuzione solida del campione e una migliore conoscenza della conservazione. Non sostituisce quindi semplicemente il risultato C14. Allo stesso modo, la ripresa mediatica del lavoro nel 2024 non dovrebbe essere contata come secondo studio: la pubblicazione sottostante risale al 2022.[10][4]

Che cosa non è dimostrato dal riscontro del sangue

La combinazione di chimica del sangue e misurazioni spettrali ha più peso di una semplice impressione cromatica. Occorre tuttavia distinguere affermazioni diverse: identificare un materiale come sangue, determinarne l’origine umana, stabilire un gruppo sanguigno e identificare una persona determinata sono passaggi probatori autonomi. Già l’esposizione complessiva STURP del 1984 definiva l’origine umana probabile e non assolutamente dimostrata. I riscontri qui citati non giustificano dunque un’affermazione certa del gruppo sanguigno AB o di un’identificazione di Gesù attraverso sangue o DNA.[43][17]

Uno studio sulle nanoparticelle pubblicato nel 2017, dal quale erano state dedotte affermazioni particolarmente estese su gravi traumi, fu ritirato da PLOS ONE nel 2018. Tra i motivi vi erano controlli insufficienti e conclusioni biologiche non adeguatamente sostenute. Questo lavoro non dovrebbe perciò essere usato come prova accertata. Il ritiro riguarda questo singolo studio; non annulla indiscriminatamente i precedenti riscontri chimici e ottici.[52]

Obiezioni e risposte

Il riscontro del sangue è soltanto una supposizione basata sul colore?

No. Heller e Adler eseguirono indagini spettroscopiche e chimiche su materiale campionato e riferirono la dimostrazione di sangue. Il risultato può dunque essere indicato concretamente come riscontro del sangue nella loro indagine. Una sola immagine digitale non potrebbe ottenere questo risultato. Attribuire un’affermazione di ricerca a un gruppo determinato e ai suoi procedimenti pubblicati non la trasforma in una semplice supposizione ottica; esplicita su che cosa si fonda.[17]

Sono così dimostrati anche sangue umano di gruppo AB o il DNA di Gesù?

Queste affermazioni vanno oltre. Nel 1981 Heller e Adler lasciarono aperta l’esatta attribuzione di specie per successive indagini immunologiche. Un riscontro di sangue non è dunque automaticamente una prova affidabile del gruppo AB o un’identificazione personale. Anche tracce miste di DNA provenienti da un tessuto a lungo custodito e toccato non producono un’identificazione genetica di Gesù. L’argomentazione positiva sull’autenticità non richiede queste ulteriori pretese di certezza: si fonda sul quadro unitario di immagine corporea, tracce di sangue, Passione e storia.[16][20]

La misurazione C14 ha chiuso definitivamente la questione dell’autenticità?

Fornì una data medievale per il materiale esaminato e rimane un’obiezione di peso. La posizione contraria motivata chiede se la striscia marginale prelevata in comune rappresenti affidabilmente l’intero telo. Esistono in proposito analisi pubblicate dei materiali e dei dati con risultati differenti. Perciò questo dossier tratta dettagliatamente la datazione senza reinterpretarla come spiegazione delle tracce di sangue o della formazione dell’immagine. Una nuova verifica di campioni distribuiti in un’area più ampia sarebbe più significativa della ripetizione delle stesse formule.[4][7][9][11]

Colore, incendio o contaminazione rendono inutile ogni indagine?

No. Le diverse zone possono essere confrontate in modo mirato. I danni da incendio sono attribuibili storicamente e nelle indagini mostrano proprietà diverse dall’immagine corporea. Anche in presenza di contaminazione bisogna chiedere concretamente quale sostanza sia stata rilevata e dove e quale riscontro possa spiegare. Dalla possibilità generale di una mescolanza non derivano automaticamente né una falsificazione né la confutazione di una data indesiderata. L’argomentazione a favore dell’autenticità è più forte quando parte dalle effettive differenze del materiale.[23][28]

Un cattolico deve credere nell’autenticità della Sindone di Torino?

No. La Chiesa venera la Sindone con lo sguardo rivolto a Cristo, ma non ha fatto della sua identificazione storica una verità di fede obbligatoria. Un cattolico può essere convinto della sua autenticità e sostenere questa convinzione con buoni motivi. Può al tempo stesso riconoscere che la propria fede nel Redentore e nella sua risurrezione si fonda sulla rivelazione di Dio e sulla testimonianza apostolica. Questa libertà protegge la venerazione da una falsa dipendenza da una singola futura decisione di laboratorio.[3][14]

Il racconto di Clari e il Codice Pray dimostrano già una provenienza senza lacune?

Clari attesta a Costantinopoli un telo mostrato come sindone di Cristo con una figura visibile. Il Codice Pray offre un’immagine datata prima dell’intervallo C14 con notevoli caratteristiche di confronto. Entrambi sono concreti indizi storici di una tradizione figurativa più antica. L’ulteriore attribuzione richiede però il confronto degli oggetti descritti: Clari non indica un successivo percorso di trasporto a Lirey e, nella miniatura, singole forme rimangono interpretabili iconograficamente. Questa obiezione limita la completezza della catena di provenienza; non elimina né le testimonianze antiche né il loro significato per la questione dell’autenticità.[30][24][25]

Significato per la fede

La Sindone pone davanti agli occhi la Passione in una straordinaria combinazione: un corpo flagellato e crocifisso, tracce di sangue esaminate, una ferita del fianco e la forma della sepoltura. I diversi metodi di misurazione rendono accessibili proprietà reali di questo oggetto conservato. Nel contesto dei Vangeli e della tradizione storica offrono motivi significativi a favore della sua autenticità. La contemplazione conduce al Redentore stesso, al suo sacrificio sulla croce e alla speranza della sua risurrezione.[14][5][17][3]

Approfondisci l'indagine

Come si indagano le immagini prodigiose

Esaminare la formazione dell'immagine e determinare la portata dei riscontri.

Strumenti d'indagine e procedimento ecclesiastico →

Fonti e riferimenti

Le informazioni sull'accessibilità e sulla portata delle affermazioni ti aiutano a valutare direttamente le prove.

  1. [1] Historical Outline

    Commissione diocesana per la Sindone di Torino · Storia da Lirey a Torino

    La custode ufficiale distingue storia certa e ipotesi sulla storia precedente.

    Apri la fonte · sindone.org ↗
  2. [2] What it is

    Commissione diocesana per la Sindone di Torino · Descrizione

    Le dimensioni vengono indicate diversamente secondo la misurazione e il trattamento; qui sono soltanto arrotondate.

    Apri la fonte · sindone.org ↗
  3. [3] Discorso davanti alla Sindone nel Duomo di Torino

    Giovanni Paolo II · 1998-05-24 · Nn. 2–3

    Chiara distinzione tra venerazione ecclesiale e questione scientifica dell’autenticità.

    Apri la fonte · vatican.va ↗
  4. [4] Radiocarbon dating of the Shroud of Turin

    P. E. Damon e collaboratori · 1989 · Nature 337, 611–615

    Pubblicazione originale riprodotta con permesso; indagine del 1988.

    Apri la fonte · shroud.com ↗
  5. [5] A Summary of STURP’s Conclusions

    John Heller / STURP · 1981 · Dichiarazione conclusiva

    Resoconto del gruppo di ricerca su se stesso; non dichiarazione dell’intero campo di ricerca attuale.

    Apri la fonte · shroud.com ↗
  6. [6] Shroud of Turin Research at McCrone

    McCrone Research Institute · Esame iniziale; ulteriori ricerche

    Esposizione primaria dell’interpretazione concorrente basata sui pigmenti. L’errore di datazione 1987 presente nella fonte non viene ripreso.

    Apri la fonte · mccroneinstitute.org ↗
  7. [7] Studies on the Radiocarbon Sample from the Shroud of Turin

    Raymond N. Rogers · 2005 · Thermochimica Acta 425, 189–194

    Ipotesi di una zona di campionamento chimicamente differente; non una nuova datazione C14 complessiva.

    Apri la fonte · zenodo.org ↗
  8. [8] Investigating a dated piece of the Shroud of Turin

    Rachel A. Freer-Waters; A. J. Timothy Jull · 2010 · Radiocarbon 52/4, 1521–1527

    Elenco universitario di pubblicazioni con abstract originale.

    Apri la fonte · experts.arizona.edu ↗
  9. [9] Radiocarbon Dating of the Turin Shroud: New Evidence from Raw Data

    Tristan Casabianca; Emanuela Marinelli; Giuseppe Pernagallo; Benedetto Torrisi · 2019 · Archaeometry 61, 1223–1231

    Rivalutazione statistica, non datazione al I secolo.

    Apri la fonte · onlinelibrary.wiley.com ↗
  10. [10] X-ray Dating of a Turin Shroud’s Linen Sample

    Liberato De Caro e collaboratori · 2022 · Heritage 5, 860–870; abstract

    Modello d’età dipendente dalla storia ipotizzata di temperatura e umidità.

    Apri la fonte · mdpi.com ↗
  11. [11] Analysis of textile fragments from the 1988 radiocarbon samples of the Turin Shroud

    Rachel Freer-Waters; A. J. Timothy Jull · 2026-04-18 · npj Heritage Science 14, 263; abstract

    Due frammenti d’archivio dell’Arizona; nuova analisi tessile, non nuova datazione al radiocarbonio. Abstract editoriale e metadati accessibili.

    Apri la fonte · doi.org ↗
  12. [12] The Conservation of the Shroud of Turin: Optical Studies

    Paolo Di Lazzaro; Daniele Murra; Antonino Santoni; Enrico Nichelatti / ENEA · Abstract

    Esperimenti laser su lino di confronto, non osservazione di un evento storico di formazione.

    Apri la fonte · eai.enea.it ↗
  13. [13] Meditazione durante la venerazione della Sindone

    Benedetto XVI · 2010-05-02 · Meditazione spirituale

    Interpretazione cristologica, non relazione di laboratorio.

    Apri la fonte · vatican.va ↗
  14. [14] Evangelium secundum Ioannem

    Sacra Scrittura · Joh 19,38–42; 20,1–9.24–31

    Testo biblico di riferimento; non identifica una reliquia odierna.

    Apri la fonte · vatican.va ↗
  15. [15] Correlation of image intensity on the Turin Shroud with the 3-D structure of a human body shape

    John P. Jackson; Eric J. Jumper; William R. Ercoline · 1984 · Applied Optics 23, 2244–2270

    Indagine sull’informazione spaziale dell’immagine; la prova d’identità non è l’oggetto.

    Apri la fonte · pubmed.ncbi.nlm.nih.gov ↗
  16. [16] A Chemical Investigation of the Shroud of Turin

    John H. Heller; Alan D. Adler · 1981 · Canadian Society of Forensic Science Journal 14, 81–103; in particolare pp. 98–100

    Pubblicazione originale in scansione liberamente accessibile.

    Apri la fonte · shroud.com ↗
  17. [17] Blood on the Shroud of Turin

    John H. Heller; Alan D. Adler · 1980 · Applied Optics 19, 2742–2744

    Apri la fonte · shroud.com ↗
  18. [18] A BPA Approach to the Shroud of Turin

    Matteo Borrini; Luigi Garlaschelli · 2018/2019 · Journal of Forensic Sciences; DOI 10.1111/1556-4029.13867

    Ricostruzione sperimentale di macchie, non una nuova analisi del materiale sull’originale.

    Apri la fonte · pubmed.ncbi.nlm.nih.gov ↗
  19. [19] Some experiments and remarks regarding the possible formation of blood stains on the Turin Shroud: stains attributed to the crown of thorns, the lance wound and the belt of blood

    Lisa König; Ronja Schmölders; Marcel Jühling; Alexandra Reckert; Anna Heger; Stefanie Ritz-Timme · 2023 online; 2024 edizione della rivista · International Journal of Legal Medicine 138, pp. 229–238; DOI 10.1007/s00414-023-02959-6

    Testo integrale; esperimenti su modelli e materiale di confronto, non identificazione del soggetto storico.

    Apri la fonte · pmc.ncbi.nlm.nih.gov ↗
  20. [20] Uncovering the sources of DNA found on the Turin Shroud

    Gianni Barcaccia; Giulio Galla; Alessandro Achilli; Anna Olivieri; Antonio Torroni · 2015 · Scientific Reports 5, 14484

    DNA umano e vegetale misto da campioni di polvere.

    Apri la fonte · nature.com ↗
  21. [21] New Historical Evidence Explaining the Invisible Patch in the 1988 C-14 Sample Area of the Turin Shroud

    M. Sue Benford e Joseph Marino · 2005 · Introduzione e conclusione; pp. 1–3, 13

    Contributo originale dell’ipotesi della riparazione. La ricostruzione storica è una proposta; la nota preliminare sulla revisione non viene equiparata a una pubblicazione nelle riviste menzionate.

    Apri la fonte · shroud.com ↗
  22. [22] Discrepancies in the radiocarbon dating area of the Turin shroud

    M. Sue Benford e Joseph G. Marino · 2008 · Chemistry Today 26(4)

    Esposizione originale dei sostenitori di una zona mista o riparata; non una nuova misurazione C14 del tessuto principale.

    Apri la fonte · shroud.com ↗
  23. [23] Sindone: lettura del telo / Face, body, burns, positive and negative

    Arcidiocesi di Torino · s.d. · Guida alle immagini dell’arcidiocesi torinese

    Per caratteristiche visibili e danni documentati; le ricostruzioni mediche dettagliate non vengono accolte tutte.

    Apri la fonte · sindone.org ↗
  24. [24] Pray-kódex – Halotti beszéd és könyörgés

    Országos Széchényi Könyvtár · 1192–1195; catalogo digitale · Segnatura MNy 1

    Attestazione bibliotecaria del manoscritto e della sua datazione; con ciò la biblioteca non autentica il telo di Torino.

    Apri la fonte · nyelvemlekek.oszk.hu ↗
  25. [25] The influence of the Pray Codex in the debate about the Shroud of Turin

    Tristan Casabianca · 2023 · Sindon 7, pp. 26–34

    Contributo originale al dibattito iconografico. L’autore sostiene l’esistenza di un legame; non si tratta di una datazione scientifica.

    Apri la fonte · philpapers.org ↗
  26. [26] 1898: la prima fotografia della Sindone

    Santa Sindone / Arcidiocesi di Torino · 1898; documentazione istituzionale · Storia dell’ostensione del 1898

    Ricostruzione ufficiale delle prime fotografie di Secondo Pia.

    Apri la fonte · sindone.org ↗
  27. [27] 1931: fotografia di Giuseppe Enrie

    Santa Sindone / Arcidiocesi di Torino · 1931; documentazione istituzionale · Storia dell’ostensione del 1931

    Documenta la ripresa fotografica durante l’ostensione.

    Apri la fonte · sindone.org ↗
  28. [28] Ultraviolet fluorescence photography of the Shroud of Turin

    Vernon D. Miller; Samuel F. Pellicori · 1981 · Journal of Biological Photography 49(3), pp. 71–85

    Relazione originale dell’indagine UV; distinzione tra l’immagine corporea e l’alterazione cromatica dovuta all’incendio.

    Apri la fonte · shroud.com ↗
  29. [29] The Shroud of Turin Through the Microscope

    Samuel F. Pellicori; Mark S. Evans · 1981 · Archaeology 34(1), pp. 34–43

    Relazione di ricercatori direttamente coinvolti nell’indagine sulla superficialità dell’immagine corporea.

    Apri la fonte · shroud.com ↗
  30. [30] La conquête de Constantinople, capitolo 92

    Robert de Clari · Inizio del XIII secolo · Capitolo 92: chiesa delle Blacherne

    Resoconto medievale di un telo venerato a Costantinopoli come sudario sepolcrale di Cristo, sul quale era visibile una figura; il testo non ne accerta l’identità con il telo di Torino.

    Apri la fonte · deremilitari.org ↗
  31. [31] Vangelo secondo Matteo, capitolo 27

    Sacra Scrittura · I secolo · Mt 27,26–31.57–61

    Si utilizza il contenuto dell’antico testo evangelico; non viene ripresa la moderna traduzione inglese.

    Apri la fonte · newadvent.org ↗
  32. [32] Vangelo secondo Marco, capitolo 15

    Sacra Scrittura · I secolo · Mk 15,15–20.42–47

    Racconto biblico della Passione e della sepoltura.

    Apri la fonte · newadvent.org ↗
  33. [33] Summa theologiae III, quaestio 25

    Tommaso d'Aquino · XIII secolo · In particolare gli articoli 3–4: immagini di Cristo e croce

    Distinzione classica tra il segno materiale e la persona cui è rivolta la sua venerazione.

    Apri la fonte · newadvent.org ↗
  34. [34] X-ray dating: original research and conditions

    Istituto di Cristallografia, Consiglio Nazionale delle Ricerche · 2022 · Sintesi dello studio di De Caro e collaboratori

    Presentazione ufficiale della ricerca; la stima dell’età dipende dalle condizioni di conservazione nel lungo periodo.

    Apri la fonte · ic.cnr.it ↗
  35. [35] L’incendio: salvataggio della Sindone

    Santa Sindone / Arcidiocesi di Torino · 1997 · Incendio a Torino e salvataggio del telo

    Documentazione istituzionale; da distinguere dall’incendio di Chambéry del 1532.

    Apri la fonte · sindone.org ↗
  36. [36] Decorative facsimile copy of Pray Codex

    Biblioteca Nazionale Széchényi · 2021 · Comunicazione della biblioteca sulla realizzazione del facsimile

    Identificazione, conservazione e digitalizzazione del Codice Pray.

    Apri la fonte · oszk.hu ↗
  37. [37] 1992–2002: Ten years of important events in the history of the Holy Shroud

    Bruno Barberis; Piero Savarino · 2005 · Relazione del direttore del Centro e del consulente scientifico del custode pontificio; in particolare pp. 2, 5–6

    Relazione primaria sulla tutela e sulla conservazione, compresa la rimozione delle toppe nel 2002.

    Apri la fonte · shroud.com ↗
  38. [38] Further experiments and remarks regarding the possible formation of blood stains on the Turin Shroud: stains attributed to the nailing of the hands

    Anna Heger; Lisa König; Alexandra Reckert; Melanie Schröder; Ferhat Kiliç; Farahs Emami; Stefanie Ritz-Timme · 2024 · International Journal of Legal Medicine 138, pp. 1573–1581; DOI 10.1007/s00414-024-03166-7

    Esperimenti originali su modelli relativi alla forma delle tracce sui polsi e sugli avambracci; non costituiscono una nuova identificazione chimica del sangue.

    Apri la fonte · link.springer.com ↗
  39. [39] Spectral properties of the Shroud of Turin

    Samuel F. Pellicori · 1980-06-15 · Applied Optics 19(12), 1913–1920

    Letto l’abstract dell’editore

    Apri la fonte · opg.optica.org ↗
  40. [40] Ultraviolet–visible reflectance and fluorescence spectra of the Shroud of Turin

    Roger Gilbert, Jr., Marion M. Gilbert · 1980-06-15 · Applied Optics 19(12), 1930–1936

    Letto l’abstract dell’editore

    Apri la fonte · opg.optica.org ↗
  41. [41] X-ray fluorescence investigation of the Shroud of Turin

    R. A. Morris, L. A. Schwalbe, J. R. London · 1980 · X-Ray Spectrometry 9(2), 40–47

    Letta la pubblicazione originale in scansione

    Apri la fonte · onlinelibrary.wiley.com ↗
  42. [42] Physics and Chemistry of the Shroud of Turin: A Summary of the 1978 Investigation

    L. A. Schwalbe, R. N. Rogers · 1982 · Analytica Chimica Acta 135, 3–49

    Letto il testo integrale della pubblicazione originale in scansione

    Apri la fonte · sciencedirect.com ↗
  43. [43] A Comprehensive Examination of the Various Stains and Images on the Shroud of Turin

    Eric J. Jumper, Alan D. Adler, John P. Jackson, Samuel F. Pellicori, John H. Heller, James R. Druzik · 1984 · Archaeological Chemistry III, Advances in Chemistry 205, capitolo 22, 447–476

    Letto il testo integrale nella scansione dell’originale; dati bibliografici confermati presso l’editore ACS

    Apri la fonte · pubs.acs.org ↗
  44. [44] Superficial and Shroud-like coloration of linen by short laser pulses in the vacuum ultraviolet

    Paolo Di Lazzaro, Daniele Murra, Enrico Nichelatti, Antonino Santoni, Giuseppe Baldacchini · 2012-12-14 · Applied Optics 51(36), 8567–8578

    Letto l’abstract dell’editore

    Apri la fonte · opg.optica.org ↗
  45. [45] Regression analysis with partially labelled regressors: carbon dating of the Shroud of Turin

    Marco Riani, Anthony C. Atkinson, Giulio Fanti, Fabio Crosilla · 2013 · Statistics and Computing 23(4), 551–561

    Letto il testo integrale dal repertorio degli autori dell’Università di Parma

    Apri la fonte · link.springer.com ↗
  46. [46] An instructive inter-laboratory comparison: The 1988 radiocarbon dating of the Shroud of Turin

    Bryan Walsh, Larry Schwalbe · 2020-02 · Journal of Archaeological Science: Reports 29, 102015

    Letto l’abstract dell’editore

    Apri la fonte · sciencedirect.com ↗
  47. [47] Statistical and Proactive Analysis of an Inter-Laboratory Comparison: The Radiocarbon Dating of the Shroud of Turin

    Paolo Di Lazzaro, Anthony C. Atkinson, Paola Iacomussi, Marco Riani, Massimo Ricci, Peter Wadhams · 2020 · Entropy 22(9), 926

    Abstract primario e metadati degli autori e dell’università; testo integrale liberamente accessibile collegato

    Apri la fonte · mdpi.com ↗
  48. [48] Partially labelled regression analysis: dating the Shroud of Turin using the ‘raw’ data

    Marco Riani, Anthony C. Atkinson, Aldo Corbellini, Paolo Di Lazzaro · 2026-06-11 · Statistical Methods & Applications 35, 605–621

    Letti l’abstract dell’editore, i metadati e la dichiarazione sulla disponibilità dei dati; testo integrale della rivista accessibile a pagamento

    Apri la fonte · link.springer.com ↗
  49. [49] Blood reinforced by pigments in the reddish stains of the Turin Shroud

    Giulio Fanti, Giuseppe Zagotto · 2017 · Journal of Cultural Heritage 25, 113–120

    Verificati l’abstract originale e i dati bibliografici

    Apri la fonte · sciencedirect.com ↗
  50. [50] Investigating the color of the blood stains on archaeological cloths: the case of the Shroud of Turin

    A. Di Lascio, P. Di Lazzaro, P. Iacomussi, M. Missori, D. Murra · 2018-08-02 · Applied Optics 57(23), 6626–6631

    Letti l’abstract dell’editore e le tabelle dei risultati mostrate pubblicamente

    Apri la fonte · opg.optica.org ↗
  51. [51] New Insights on Blood Evidence from the Turin Shroud Consistent with Jesus Christ’s Tortures

    Giulio Fanti · 2024-07-19 · Archives of Hematology Case Reports and Reviews 9(1), 1–15

    Letti il testo integrale della pubblicazione originale e i metadati dell’università

    Apri la fonte · clinsurggroup.us ↗
  52. [52] Retraction: Atomic resolution studies detect new biologic evidences on the Turin Shroud

    La redazione di PLOS ONE · 2018-07-19 · PLOS ONE 13(7), e0201272

    Letta la dichiarazione ufficiale di ritrattazione

    Apri la fonte · journals.plos.org ↗
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Scopri altre tracce.

Immagini e reliquie della Passione
Reliquia della Passione

Il Sudario di Oviedo

Cámara Santa, cattedrale di Oviedo · Venerazione medievale; studi moderni dal 1965

Nella Cámara Santa di Oviedo un piccolo telo di lino è venerato come sudario del capo di Cristo. Le sue piegature e le sue macchie consentono una ricostruzione concreta della cura riservata a un defunto. Giulio Ricci, il gruppo spagnolo EDICES e altri ricercatori hanno studiato il tessuto, le tracce di sangue e i legami con la Sindone di Torino. Particolarmente istruttivi sono i confronti in corrispondenza di naso, bocca e parte posteriore del capo, nonché la possibile successione nell’uso dei due teli. La storia conduce dall’Arca Santa e dai pellegrini medievali alle odierne indagini medico-legali e microscopiche.

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Immagini e reliquie della Passione
Reliquia della Passione

La Santa Tunica di Argenteuil

Basilica Saint-Denys, Argenteuil · Venerazione pubblica dal Medioevo; ostensione del 2025

Ad Argenteuil, vicino a Parigi, un’antica veste di lana è venerata come tunica di Cristo. I suoi frammenti recano le tracce di una storia movimentata: custodia nascosta, pellegrinaggio medievale, salvataggio durante la Rivoluzione francese e restauro accurato. Il santuario unisce la tradizione alle indagini sul tessuto, sulle tracce di sangue e sui pollini. Le ostensioni solenni giungono fino ai nostri giorni; nel 2025 la tunica è stata nuovamente esposta al pubblico. Al centro vi è la memoria del dono corporeo di Cristo e della veste indivisa sotto la croce.

Reliquia della Passione venerata dalla ChiesaLeggi →
I miracoli di Gesù

La risurrezione di Gesù Cristo

Gerusalemme; ulteriori incontri in Galilea · Il terzo giorno dopo la crocifissione · testimonianze pasquali del Nuovo Testamento

Gesù Cristo, morto sulla croce e sepolto, il terzo giorno risorge corporalmente dai morti. Le donne trovano la tomba aperta; Pietro e l'altro discepolo vedono i teli rimasti. Maria Maddalena incontra il Signore. Egli si mostra ai discepoli, parla con loro, fa riconoscere le proprie ferite e conduce Tommaso a professare la sua divinità. I Vangeli conservano questi incontri a Gerusalemme e in Galilea. Paolo trasmette la testimonianza pasquale ricevuta e nomina singoli testimoni, la cerchia apostolica e più di cinquecento fratelli contemporaneamente. La Pasqua è la reale vittoria di Cristo sulla morte e il fondamento della speranza cristiana.

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Miracoli · Catholon · ItalianoComprendere il percorso d'esame appropriato · Crediti delle immagini